Apecar, l’arma definitiva.

ape car

Ecco il racconto rookie di martedì 23 marzo a Supernova, a Radio Veronica. Dall’ottavo minuto su sound cloud o in testo qui sotto!

Intro

In questo periodo per noi rookies, ma in generale per tutte le persone di buon senso, ci sono solo due possibilità. O prendersi a mazzate gli zebedei imprecando contro il governo ladro e la sparizione delle mezze stagioni mettendo al giogo quello che diceva che si stava meglio quando si stava peggio, prendendolo a ceffoni non appena finito di sistemare l’altro simpaticone che ha inventato il motto “andrà tutto bene” oppure… Oppure si può sistemare la memoria, andando a rivedere tutti quei ricordi che volente o nolente sono rimasti lì ad aspettarti. Perché i ricordi sono mattoni su cui costruisci il tuo carattere, il tuo percorso e certamente la tua identità. Ma non voglio asciugarvi troppo, perchè immagino che in questo momento sia altrettanto importante non eccedere troppo in intimismi tardo-esistenziali, c’è bisogno di leggerezza, come quei ricordi estivi che si, hanno un lieve retrogusto di malinconia ma sanno di lemonissimo da 500 lire, di pedalate infinite e che non possono non riportare un sorriso alle labbra.

1.

Così è successo l’altro giorno, mentre camminavo attraverso la città, un lusso che mi sono concesso in questi giorni di zona rossa. Camminare aiuta l’osservazione. In una via della nostra città c’è una semicurva da prendere a velocità moderata poiché tale tratto che porta lievemente verso destra entrando in pendenza in in sottopasso stretto e male illuminato è estremamente pericolosa per chi guida con disattenzione, poiché, se preso a velocità andante-vivace butta verso fuori alleggerendo per un attimo il mezzo e rendendolo, in determinate condizioni meno aderente al suolo. Proprio su quella semi-curva ho visto il mio Daily God™ (persona sconosciuta incontrata per un attimo capace di ispirarti pensieri positivi) un anonimo ma non per questo meno stimabile imbianchino che su apecar 50 con carico sporgente e insicuro, prendeva tale semicurva con l’ignoranza di chi cerca la sfida vera cercando il rischio – o forse ignorandolo completamente-  ma comunque dimenticando tutto ciò che riguardi la prudenza, il codice o i suoi derivati.

Un ingresso in velocità alla Randy Mamola all’ultimo giro, con posteriore dx dell’ape già scomposto in una staccata limite, completamente fuori traiettoria originaria con una nuova ròtta direzione plinto sx del sottopasso di cui sopra. Ma lui in tuta e baffi, come un super Mario in salsa supercool, spavaldo come solo un maschio alfa può essere, apriva tutto il gas disponibile (si l’ape non è una scheggia ma anche i 60 allora su quel trespolo sono da brividi) ignorando l’impianto frenante per altro inutile in quelle situazioni, e contro ogni previsione rientrava incolume per grazia divina nell’antro buio del sottopasso scomparendo ai miei occhi. Il nostro eroe ce l’ha fatta, credo. non ho sentito clangòri oltre il tunnel. Io me lo sono immaginato ad ascoltare in cuffia “dio delle città” dei Pooh.

2.

Ma torniamo all’ape che ha un origine meravigliosa e tutta italiana. Nell’Italia ancora sfinita dalla guerra, nel 1948,  serviva un mezzo pratico ed economico. Pratico voleva dire: in grado di portare carico. A Pontedera, Enrico Piaggio e Corradino D’Ascanio presero una Vespa e gli pimparono il deretano accolandogli un carretto. Voilà: la TriVespa si chiamava, anche se nulla mi potrà dissuadere dal pensare che l’Ape, in tutte le sue varianti sia stata in realtà progettata come inibitore di velocità per noi altri scavezzacollo. Una sorta di guardrail semovente. Un mònito agli sveltoni della manetta, un pezzo di latta, gomma piazzato sempre, sempre dove potrai vederlo solo e sempre all’ultimo momento.

Spiego:

Nella sua versione 50cc. guidata da uomo con cappello + consorte corposa in cabina + prodotti stagionali della campagna, che dalla campagna si avvicina al mercato rionale cittadino, si piazza a velocità di 11/13 km all’ora proprio dietro alla curva che tu, centauro impavido e borioso stai affrontando poco più indietro, con la tua moto nipponica, a velocità fuori codice, con una linea d’uscita studiata e provata più volte, perfetta sulla carta ma che non prevede -appunto- che aldilà di quella curva -sulla tua traiettoria giottesca- c’è proprio lei, l’apecar 50, l’arma definitiva per mettere alla prova gli sveltòni come te, l’apecar che a passo di lumaca, incurante dei tuoi precedenti studi accademici sulla piega perfetta, ti costringerà, occupandoti di fatto tutta la carreggiata disponibile, a rivedere in un biz il concetto di rapidità di riflessi fratto vedere la morte in faccia fratto la tua disposizione ad effettuare la correzione del secolo attaccandoti a qualsiasi leva frenante del tuo mezzo affidandoti ora et sempre al Santo del giorno: San Brembo da Palatina. Se mi stai ascoltando, vuol dire che ce l’hai fatta e mi raccomando ragazzi, la strada non è una pista e l’ape50 è ancora uno dei mezzi più diffusi al mondo, altroché autovelox.

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